“ARTIGIANI del VINO” Bologna 8 Maggio 2017 – PARTE 1

Una location ormai entrata nel cuore dei Bolognesi e dei tanti visitatori che amano la città di Bologna per la ricchezza delle degustazioni enogastronomiche. Palazzo Re Enzo.

Entro alle 14.30, esco alle 19.30. Cinque ore intense, tanti vini degustati, lunghe chiacchierate con i produttori, ai quali dedico più tempo possibile, a costo di sacrificare molte tappe, in controtendenza rispetto ai tanti banchi d’assaggio ai quali ho partecipato, nel senso che ho sempre cercato di assaggiare quanti più vini possibile…Ma col rischio, poi, di non riuscire a ricordare bene i particolari. Invece fermandomi a lungo ad ogni singolo banchetto e scegliendo di dedicare ad ogni produttore l’attenzione che il percorso degustativo da loro selezionato meritava, mi rendo conto di quanto i vini mi siano rimasti impressi.

Comincio con un Montepulciano (perdonatemi, non ricordo se 2014 o 2015) che si chiama l’Azienda che lo produce: “TERRAVIVA”. Solo acciaio, bellisimi profumi ed intensità gusto-olfattiva di grande carattere. Un estratto di corpo che premia il frutto, ma non di struttura imponente come quello al quale siamo abituati quando ci troviamo di fronte ad un Montepulciano. Bella declinazione, azienda da vedere.

Mi sposto in Emilia, la mia terra. Mi soffermo, quasi attratta dalle etichette apparentemente tutte uguali, sull’Azienda Claudio Plessi, vignaiolo che ha avuto la fortuna di scovare e l’audacia di riproporre vitigni che nemmeno io conoscevo. Mi lascio guidare nell’assaggio di un primo vino da Uva Ruggine, rifermentato in bottiglia, naturalmente niente aggiunta di lieviti, niente filtrazione, poche le bottiglie prodotte, data la resa molto bassa di questo vitigno. Stessa cosa per un Trebbiano di Spagna, davvero buoni entrambi, a mio modesto avviso.
Uva Tosca e Lambrusco Fiorano, le altre due chicche dell’Azienda, l’Uva Tosca è davvero particolare, sia al naso che in bocca. Piccole produzioni anche per questi due vini, Claudio Plessi sta sperimentando e sono sicura che merita una visita.

Dall’Emilia alla Romagna, Brisighella, dove parlo a lungo e con immenso piacere con Stefano, enologo a capo della Società Agricola Fondo San Giuseppe. Stefano coltiva e vinifica uno Chardonnay che tratta per l’80% in acciaio e per il 20% in tonneau di legno d’Ayer a grana finissima, le quali – mi confessa senza imbarazzo – gli costano una fortuna ma che trasmettono ai suoi vini un sottile, diffusa ed elegante spalla di struttura che aiuta il varietale ad esprimersi. Chardonnay 2015 appena pronto, secondo me, probabilmente avrebbe bisogno di un paio di anni per maturare e dare il meglio di sè al palato. Vino molto ben fatto, solo lieviti indigeni.
Anche il suo Riesling 2015 è una bella scoperta: vinificato in purezza, ha un idrocarburo meraviglioso, finissimo. Non fa tonneau, ed è già più pronto.
Non lascio Stefano senza aver assaggiato la sua Albana 2011, “Fiorile”: le uve vengono raccolte in leggera surmaturazione, il vino fa fermentazione e poi maturazione in cemento, nessuna macerazione. Da apprezzare anche “Collanima” 2015, rosso ottenuto da 80% di Albana Rossa e 20% di Centesimino.

Resto in Romagna, mi avvicino a San Biagio Vecchio, dove non trovo Lucia perché impegnata ad Oriolo; ad accogliermi c’è un signore che non conosco, ma è molto simpatico e mi fermo volentieri ad assaggiare e riassaggiare: l’Albana “Sabbia Gialla”, il Sangiovese “Oriolo” ed il Centesimino “Montetarbato”. Questi vini dovrebbero divenire patrimonio dell’umanità…!

Dalla Romagna alla Slovenia, dove ho il piacere di conoscere un grande vignaiolo: il Sig. Boleslav Mervic. E’ un po’ timido, ma ci intendiamo subito. Adoro la sua parlata un po’ friulana un po’ slovena, ci intendiamo a merviglia.
Boleslav produce una bellissima Ribolla Gialla, di cui assaggio le annate 2008 e 2009. Il vino fa un lungo periodo (più di un anno) in barrique, viene assembalto con una quota di uve che vengono fatte appassire per un paio di mesi.. Una macerazione di 9 giorni gli conferisce una grande struttura e sentori complessi.
Ma è il blend di Sauvignon, Pinot Bianco, Ribolla Gialla e Malvasia – in quote rispettivamente 60/20/10/10 – a rubarmi il cuore. L’annata 2005 è un dono senza eguali. Complesso, sapido, equilibrato e lunghissimo. Un vino di “concetto”, di alto profilo enoico, nel senso che racchiude la visione di questo vigneron: estrarre dalle uve solo dopo tanti assaggi in vigna, lavorare nel rispetto dei mosti ed aspettare che si trasformino nel piccolo grande capolavoro che ci troviamo nel bicchiere….
Dei suoi rossi vi parlerò nella seconda parte….

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