“ARTIGIANI del VINO” Bologna 8 Maggio 2017 – PARTE 2

…Vi stavo parlando dell’Azienda JNK, di Boleslav Mervic, che dopo avermi deliziato con la sua Ribolla Gialla ed i suoi blend, mi porta sul suo Rdece 2006, Merlot e Cabernet Sauvignon quasi in pari percentuale. Questo vino ha un corpo incredibile, fa ben 2 mesi di macerazione, subisce frequenti battonage in acciaio e poi inizia il suo affinamento in bottiglia. Una grande complessità di profumi e aromi, uve che hanno dato il meglio ed un lavoro in cantina che le ha esaltate. Anche il Merlot in purezza, questa volta del 2009, è una seta. Entrambi i vini conservano un ottimo corredo di acidità, scivolano giù per l’ugola con graffiante morbidezza, consentitemi l’ossimoro!

La mia chiacchierata con lui termina con una sorpresa: mi regala una sua bottiglia non etichettata, il bianco ottenuto da Sauvignon, Pinot Bianco, Ribolla Gialla e Malvasia della vendemmia 2008, mi lascia senza parole. Un gesto che mi ha commosso, mi prenderò il tempo di decidere se aprirla o conservarla, anche se propendo per la prima!

Avendo la bocca ampiamente persuasa a proseguire con vini rossi corposi, sono passata ai Supertuscans di Tenuta di Trinoro. Ecco, qui metto il naso in veri capolavori dell’enologia, frutto della visione enoica del pluripremiato Andrea Franchetti. Assaggio il “Tenuta di Trinoro” assemblaggio di Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvigno e Petit Verdot che si affina 18 mesi in barrique, come il “Palazzi”, Merlot in purezza. Chiudo con il “Campo di Magnacosta”, un Cabernet Franc in purezza di uno spessore e concentrazione incredibile. E’ un qualcosa di sublime, pur nella sua “robustezza”.

Mi congedo dai Supertuscans, mi prendo una piccola pausa per poi fare una tappa “obbligata” presso Casa Caterina.
Qui trovo un Invernenga 2008, vino che fa ben tre anni sui propri lieviti per poi maturare in acciaio ed infine in bottiglia. Una gradevole nota fumèe, complessità e corpo.

La “chicca” è però il “Le Vieux” 2002, ottenuto da Pinot Grigio al 70% e Pinot Bianco al 30%. Ha perso la bolla, ma gli resta la complessità e la persistenza. La spalla acida è oramai persa, vino che si assaggia per puro “esercizio” di curiosità.
E come non (ri)assaggiare “Vitagrama”, che adoro, l’annata 2007. Chi lo conosce sa che viene ottenuto da un blend di Merlot, Cabernet Franc, Petit Verdo e Malbec. Affina per metà in legno e per metà in cemento, ne viene fuori un carattere deciso, poco mansueto, ma è da apprezzare così.

Prima di andare mi concedo un’ultima degustazione. Mi dicono che Pacalet “fa un Pinot Nero da non perdere”: “Vieilles Vignes”, confermo. Non chiedetemi l’annata, non la ricordo e non l’ho purtroppo scritta nei miei appunti, forse ero un po’ – come dire – affaticata.
Vorrei aver degustato di più, ma ho scelto di fare selezione; ho imparato che una prossima volta devo concedermi due giornate, una non è sufficiente se si vuole avere il tempo di conoscere, soffermarsi ed apprezzare tutti i vini ed i produttori.

Non posso che ringraziare Medulla vini per questa bella manifestazione e per l’opportunità.

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