Serata ONAV “Cena Riesling” 10 maggio 2017 – Antica Trattoria Del Reno

Antica Trattoria Del Reno, ancora una volta ospita una cena ONAV, questa volta con un tema che non tocca i vini italiani, citati unicamente come termine di paragone per meglio capire i protagonisti della serata: i Riesling di Alsazia e Mosella.

Cominciamo però con un “fuori tema”. Infatti Davide introduce un Gewurztraminer 2015 di Alsazia della’Azienda GRUSS che si chiama “Les Roches“. Un doveroso cappello introduttivo: dimentichiamoci per un momento i Gewurztraminer dell’AA cui siamo abituati, qui stiamo mettendo il naso in un vino completamente diverso, dove non ci vengono incontro alcolicità e note floreali talvolta invadenti che poi vengono smentite da un palato molto secco.
Questo “Les Roches” è una potente rosa gialla, miele fuso, pasticceria, uva sultanina, dattero. Sembra un olio nel bicchiere, consistenza incredibile, straordinario e persistente velluto in bocca.

I vigneti dai quali si ottiene questo Gewurztraminer sono esposti a sud, l’Azienda ne produce solo 50 K bottiglie e – naturalmente, la vora in biodinamico.

Le zone vitivinicole dove si producono Gewurztraminer e Riesling, soprattutto l’Alsazia, ospitano famiglie che fanno vino da 8 generazioni, quasi tutte le Aziende si tramandano i saperi del mestiere da centiania di anni.
E un po’ nel loro DNA…Nulla a che vedere con le nostre produzioni. Non ancora, per lo meno, non me ne vogliano gli estimatori dell’AA.

L’entrèe è deliziosamente abbinata al “fuori tema”: siamo davanti ad una mini-crepes di patate guarnita con spuma di caprino e caviale di arancia su passatina di carciofi. Un connubio cibo-vino di grande armonia.

…E si comincia con l’attore protagonista di questa serie: il primo Riesling è un Alsazia 2015 Domaine Mittnacht, si chiama “Les Fossiles“. Ha un bel varietale di idrocarburo a cui si aggiunge il frutto, ed alla beva ha un minimo residuo zuccherino, è secco. Tappo a vite per questa bottiglia, dotazione che sta ottenendo grandi consensi sia in Alsazia che in Mosella.
Lo abbiniamo a “Tonno tra le nuvole“: crudo di tonno rosso, yogurt greco, spuma di patate, cardamomo e rosso pomodoro in polvere. Ottimo anche qui l’abbinamento, il vino si contrappone alla grassezza ed alla tendenza dolce del tonno.

Con il secondo Riesling di questo percorso degustativo lasciamo l’Alsazia e andiamo 100 km. più a Nord.
In Mosella, signori, in Mosella. Qui fa più freddo e i terreni sono diversi: c’è l’ardesia, una roccia molto scura che accumula il calore del sole nelle ore diurne per restituirlo durante la notte, un fenomeno peculiare della regione.
Ed ecco che ci viene servito Kerpen 2013, famosissimo e pluripremiato Riesling da vendemmia tardiva molto ricco, amabile, con note floreali importanti di pesca, dopo le quali entra anche lo zafferano.
Davide, che ne sa sempre una più del diavolo, ci racconta che Kerpen è il fondatore di un’Associazione di Produttori della Mosella che hanno dato vita ad un proprio discliplinare, si sono dati regole produttive a rimarcare una filosofia identitaria: resse bassissime, abolizione totale di chimica, raccolte e selezioni rigorosissime, oltre a – ovviamente – rinuncia assoluta alla solforosa.
Viene abbinato a “Taglia…to“: tagliata di totano avvolto in pancetta dolce, rosmarino e limone, accompagnato da radicchio trevigiano alla liquirizia. Qui siamo alla sublimazione del concetto di abbinamento: il piatto è sapido e Kerpen riporta la bocca ad un equilibrio perfetto, contrapponendosi con la sua grande morbidezza.

Alsazia – Mosella…e ritorno. Eccoci di fronte ad un altro vino secco: il grand cru di Albert Klee 2013. Il suo Riesling affina in legno e la componente legnosa si avverte sia in fase olfattiva che gusto-olfattiva, ma con discrezione e grande eleganza. E’ un vino importante, di personalità. Forse è per questo che viene proposto con la “Sgabananza“, un vero trionfo che sembra un piatto assemblato ma in realtà è un piccolo percorso: spuma di Squaquerone DOP, crema di cozze, sardoncini al limone, Mazzola BBQ, mazzancolla dell’Adriatico, succo di rucola. Altro abbinamento da Oscar.

Ma l’Alsazia ha davvero tanto da dire, non si “accontenta” di sedurci con le declinazioni secche e poco alcoliche dei propri Riesling, ce ne fa scoprire una che si distingue per sapidità quasi marina e gradazione.
Il gran cru 2012 biodinamico di Bott- Geyl è praticamente salato ma molto fine. Per la serie “lasciate ogni papilla voi che entrate”…il terremoto gustativo è in atto quando abbiniamo a questo vino il mitico tortellino di Vincenzo: “And the winner is…Tour-Tlen“, tortellino tradizionale tirato in burro artigianale Occelli (che la sottoscritta usa in quantitativi industriali per cucinare…!), tartufo nero e Parmigiano Reggiano 26 mesi di Vacche Rosse, in ristrettissimo di faraona e caviale di lambrusco. Ho detto tutto, signori? Si, dai, ho detto tutto.

Ma non è finita, anzi…Con “Mia amata Clupea“, passatelli di aringa affumicata in brodo di seppie arrosto, porri e salicornia, siamo ad un passo dalla dannazione: ci buttiamo tra le fiamme consapevoli e felici del non-ritorno perché andiamo a gustare il penultimo piatto con una versione Troken di uno Spatlese 2006 Braunenberger Juffer. Davide commenta così: se esistono i Riesling buoni, questo è un Riesling “della madonna“. Abbiamo un naso di zafferano, fico, uva passa, al palato il vino è decisamente secco con una spalla alcolica di tutto rispetto, 13,5%.  In spelndida forma, potremmo aspettarlo per anni…

Già, gli anni, quando è stato prodotto l’ultimo vino in degustazione, io non ne avevo ancora 20…E va bene, non vi dico quanti ne ho io, ma se vi dico che questo Meulenhof Erden Treppchen Spatlese è nato nel 1992?
E qui si che viene fuori il terziari del Riesling! Ci metto il naso e mi sembra di annusare caldarrose, zafferano, nettarine, miele fuso…E’ sorprendentemente limpido, anzi brillante, nonostante l’età e grazie alla chiarificazione naturale dovuta alla caduta dei residui fermentativi. Lo gustiamo lentamente, come merita, anche perché viene proposto in abbinamento alla selezione di formaggi che Vincenzo ha preparato per noi, insieme ai quali troviamo un assaggio di Terrina d’Anatra “Vecchio Muro” in sfoglia di macarons alla liquirizia, pepe nero e gel di maracujia.
Con il Blue Stilton ho letteralmente avuto le traveggole.

Chiudiamo in bellezza? Ma si, dai, non facciamoci mancare nulla. Abbiamo a questo punto l’onore di sentire l’ultimo vino, un altro “vecchietto” del 1992, un Auslese di Schwaab Kiebel. Ci viene portato il dolce. Oddio, dolce…
Dessert è decisamente più appropriato: siamo davanti ad una terrina di liquirizia con salsa di maracujia che crea una sottile contrapposizione con l’aromatica morbidezza del “medaglione” alla liquirizia.
Il Riesling che abbiamo nel calice, vinificato in legno, ha un colore tendenzialmetne più verdognolo del precedente, un naso molto intrigante, buono lo sposalizio con il piatto.

Posso dire che l’esperienza di questa cena ha soddisfatto quel certo sesto senso, la quarta dimensione, per dir così, che è l’immaginazione. Sono portata a credere che noi ci creiamo un immagine di ciò che vogliamo, una vera proiezione di quello che i nostri 5 sensi desiderano. E’ l’aspettativa. E qui è stata completamente appagata.

Mi congedo da voi, cari lettori, con un gossip di cui molti di voi sono in verità già a conoscenza, ma non posso non contribuire a spargere la buona novella dell’imminente apertura di Vincenzo in centro a Bologna.
Antica Trattoria del Reno, però, non chiude i battenti…
Ma questa è un’altra storia.

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