Tour De France di F. Falcone – 18 settembre 2017 – Tramvia di Casalecchio di Reno – cap. 1/2

Una chiaccherata intorno al vino francese. Attraverso una gamma di bottiglie niente male, direi“.

È con queste parole che Francesco Falcone ha introdotto il suo personalissimo “Tour De France”, occasione davvero non comune di assaggiare la Francia, quella non convenzionale, la Francia di piccoli grandi eroi del vino.

Per farci capire cos’è la Francia dal punto di vista enoico e come nascono i capolavori che non è certo da tutti poter degustare, Falcone ha introdotto quattro tematiche chiave, ovvero gli elementi che fanno della Francia vitivinicola una realtà  di profilo unico e, forse, inarrivabile.

VITIGNI AL POSTO GIUSTO. Uve che sono a proprio agio esattamente lì dove si trovano. Il suolo francese, così variegato nei terreni e nei microclimi, ospita niente più e niente meno della pianta giusta in ogni sua porzione. Non vi sono compromessi, contraddizioni. Nessun “cortocircuito”. Questo garantisce continuità e tradizione.

I TERRENI. La Francia è un po’ “lo Zenith del calcare”, come dice Falcone, è nel calcare che si costruisce la longevità dei vini. Ne sia esempio la Borgogna. Esistono poi tutti quei terreni che alimentano il vitigno di una mineralità tipica e irreplicabile altrove, come i graniti e gli scisti vulcanici a sud ovest. Longevità dunque, dovuta al calcare, e mineralità.

IL CLIMA. È temperato, il clima francese. Il che permette una raccolta delle uve nei periodi dell’anno giusti, le uve ne traggono beneficio esprimendo equilibrio nelle maturazioni, le temperature mai eccessivamente calde fanno sì che non vi siano mai eccessi di struttura. E così, i vini francesi, crescono ed evolvono con calma, diventano “grandi” anche quando nascono, magari timidamente espressivi, nella loro bella ed equilibrata faccia, compiono un’evoluzione, cambiano pelle. E si staccano dal resto del mondo.

LE CANTINE. I luoghi della vinificazione e maturazione del vino vengono ricavati dentro e con le pietre del posto. Sono le culle ideali perché fatte di materiali in sintonia col vitigno.

Tutto questo è ciò che fa della Francia lo scenario vitivinicolo che in questa serata abbiamo voluto percorrere.

Abbiamo iniziato dalla Savoia. Zona montuosa dove si fanno, indovinate un po’, vini di altissima qualità.
Uno spumante “che così lo si può fare solo lì e solo così”. Tutta l’area è alpina, vi sopravvive una viticoltura antichissima. I vini che ne derivano sono sottili, mai di nerbo. Assaggiamo uno spumante prodotto da Dominique Belluard: il “Mont Blanc” 2012, metodo classico DZ di Ayse. Al naso ha una fine dolcezza di frutto esotico (papaya) e quasi di zucchero filato, e in bocca rivela una sapidità di roccia in bella sintonia con i sentori minerali accennati all’olfatto.  Falcone lo ha definito un “vino di luce” per via di questa nota minerale così aperta ed eleganetemente stuzzicante.

Il secondo vino era uno Champagne di Rémi Couvreur, un brut s.a. La famiglia Couvreur ha visto un cambio generazionale che sceglie un indirizzo produttivo meno “protocollare”, si stacca dalle scelte tradizionali dei predecessori.
La zona in realtà è una sottozona a Nord di Reims, in un territorio rivolto verso la Manica dove c’è tanta sabbia. Questa è un po’ la culla del Pinot Meunier che in questo vino rivela un profumo di mare, un profilo marcatamente acquatico. La spiccata mineralità e la carbonica così ben distribuita in bocca toglie ogni dubbio sulle potenzialità del Pinot Meunier.

Borgogna, per il terzo bianco del percorso. Chablis Premier Cru Mont de Milieu Les Gougueys 2014 – La Meulière. Vino che fa un po’ di legno, la cui presenza è molto discreta. È frutto di una selezione parcellare, ossia di uve più datate. Al naso abbiamo apprezzato i sentori di spuma di funghi, conghiglia, agrume. In bocca ha un profilo assolutamente distintivo, complesso e persistente.

Per la regione dell’Alsazia, ci è stato proposto in degustazione un Grand Cru di Albert Mann, il Furstentum Riesling 2013. In questa zona piove solitamente pochissimo, il clima è mite nonostante la latitudine. L’Azienda è storica, ma è considerata una fuori classe. Il Riesling di questo Basso Reno cresce a 400 mt di altitudine in terreni calcarei, sono marne calcaree. È un capolavoro. Naso di gomma, nota calcarea bianca, gessosa. E il frutto in bocca…! Frutto della passione, che viene fuori grazie a quella punta di zucchero che esalta la componente aromatica.

Dall’Alsazia alla Provenza, dove, lo sappiamo tutti, il tanto sole e la tanta luce, gazie anche all’influenza del Mediterraneo, regalano ai viniprofili equilibrati e mai sbilanciati. I vini, qui, sono sempre “gastronomici”. Ci è stato versato un rosato, non però di quelli da manuale, non un esercizio, bensì un vino di terroir, con un vero potenziale evolutivo. Palette Rosèe 2015 di Château Simone è complesso, addirittura, mica un rosèe qualunque! L’area dove viene prodotto è  piuttosto fredda, quasi atipica per la Provenza, dai terreni calcarei, il suolo è fresco, poco esposto al sole.

A questo punto del percorso, si è chiusa l’esplorazione dei bianchi, per cedere il passo ai rossi.

Il primo rosso degustato era di Benoît Cantin. Il suo Irancy Palotte 2014 è un Pinot Nero biologico per la cui vinificazione non vengono utilizzati lieviti selezionati. L’area produttiva è molto a Nord. Se ne ricava un vino che profuma tantissimo di ciliegia appena invaiata, presenta un sentore marcato di resina e di balsamico, ed è dinamico, cangiante al naso: ogni inspirazione svela un’amalgama nuova di profumi boschivi e autunnali, fra il fruttato ed il vegetale. Grande piacevolezza di beva, che scivola nell’ugola con discreta pienezza e qualche spigolo molto ben integrato nel complesso fruttato.

JURA. Qui si fa viticoltura su montagne giurassiche, i suoli sono marnosi: calcare sotto e marne più in superficie, diversamente dalla composizione tipica della Borgogna, dove lo strato calcareo sovrasta la marna. Arbois Trousseau 2013 di Lucien Aviet, è un vino fortemente identitario. Sa di antico, richiama gli odori tipici delle vecchie abitazioni con tanto legno e con grandi camini dalle pietre impregnate di fuligine…Delicata speziatura e un timbro molto particolare.

SUD OVEST…work in progress…

 

 

 

2 Comments
  1. Foto del profilo di Gabriele Bubu Vatteroni

    Il Pinot Nero di Lucien Aviet, Arbois Trousseau 2013 ..non è Pinot nero , ma trousseau .

  2. Foto del profilo di Giada Author
    Giada 1 anno ago

    Ciao Gabriele, infatti, me ne sono accorta dopo la pubblicazione. Grazie! Ma tu l’hai assaggiato?

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