41 milioni di ettolitri fermi in cantina: il nodo delle giacenze

Il report Cantina Italia al 30 settembre registra 41,2 milioni di ettolitri di vino invenduto, il 14% in più rispetto a un anno fa. E la nuova vendemmia è già alle porte.

I numeri non lasciano molto spazio all’ottimismo. Al 30 settembre 2025, il report Cantina Italia fotografa una situazione che non accenna a migliorare rispetto ai mesi precedenti: nelle cantine italiane giacciono ancora 41,2 milioni di ettolitri di vino invenduto, con un incremento del 14% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Una quota rilevante è composta da vini a Denominazione di Origine Protetta, il che rende il problema ancora più delicato: non si tratta di vino da tavola anonimo, ma di prodotti legati a disciplinari, territori e reputazioni costruite nel tempo.

Il dato colpisce soprattutto per il momento in cui arriva. Settembre segna la fine di una campagna vendemmiale e l’inizio di quella nuova: le uve 2025 stanno già entrando nelle vasche, e i produttori si trovano a gestire il nuovo raccolto con le cantine ancora pesantemente occupate dal vino dell’annata precedente — e di quelle ancora prima. Uno scenario che mette sotto pressione la logistica, la liquidità e, inevitabilmente, i prezzi.

Per chi lavora con il vino in sala o si occupa di acquisti per una carta, questo tipo di situazione ha conseguenze concrete. Quando le giacenze si accumulano, il mercato tende a muoversi in modo meno prevedibile: alcuni produttori accelerano le uscite per fare cassa, altri trattengono il vino sperando in un rimbalzo della domanda. Il risultato è che lo stesso vino può trovarsi a prezzi molto diversi a seconda del canale e del momento. Chi compra con attenzione, in questa fase, può trovare condizioni interessanti — ma deve sapere cosa sta cercando e da chi sta comprando.

Il nodo strutturale resta quello della domanda, che negli ultimi anni non ha tenuto il passo con la produzione. I consumi interni continuano a contrarsi, e l’export — tradizionale valvola di sfogo per il vino italiano — non riesce da solo a riassorbire i volumi in eccesso. Le denominazioni più esposte sono spesso quelle con produzioni importanti in volume, dove il margine per differenziarsi sul prezzo è più stretto.

La vendemmia 2025 aggiungerà altro vino a un sistema già sotto stress. Quanto, dipenderà dalle rese e dalla qualità del raccolto — dati che al momento non sono ancora consolidati. Quello che è certo è che il settore si avvicina alla fine dell’anno con un problema di fondo che non si risolve in una stagione: serve un riequilibrio tra quello che si produce e quello che il mercato è in grado di assorbire, a prezzi sostenibili per tutti.

Fonte: Gambero Rosso