Prosecco Doc in Cina: +30% e la Gen Z riscrive il racconto

Nel primo semestre 2026 le vendite del Prosecco Doc in Cina crescono del 30% rispetto all'anno precedente. A Pechino il Consorzio ha coinvolto studenti universitari in masterclass e sfide creative sul brand.

Un mercato lontano, ancora piccolo nei volumi, ma che inizia a muoversi con una certa energia. Nel primo semestre del 2026 le vendite del Prosecco Doc in Cina sono cresciute di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un balzo che, da solo, racconta già qualcosa. Ma la notizia più interessante non è solo nei numeri: è nel modo in cui il Consorzio di Tutela della Doc Prosecco sta costruendo la sua presenza su quel mercato.

A Pechino, il Consorzio ha portato le sue bollicine dentro due università — la Uibe (Università di Commercio Internazionale ed Economia) e la Blcu (Università di Lingue e Culture) — con due masterclass condotte dal sommelier Ais David Cheng. Oltre cento studenti hanno scoperto la storia della denominazione, il Metodo Martinotti e, naturalmente, il classico Spritz. Nei calici, le selezioni di tredici cantine rappresentative della Doc: Borgo Molino, Bosco del Merlo, Bottega, Brilla!, Cantina Trevigiana, De Stefani, La Gioiosa, Masottina, Martellozzo, Paladin, Piera 1899, Tenuta Sant’Anna e Valdo.

La parte più originale, però, è stata la sfida creativa affidata agli studenti stessi. I ragazzi della Gen Z cinese hanno reinterpretato il brand: hanno proposto caratteri cinesi legati a concetti come gioia, effervescenza e convivialità, immaginando il Prosecco come “l’ospite che arriva da lontano”. Hanno elaborato strategie promozionali pensate per il loro pubblico — collaborazioni con programmi tv legati allo stile di vita, testimonial locali, idee di co-branding ispirate al guochao, la tendenza culturale cinese che reinterpreta in chiave contemporanea l’identità locale. Persino l’idea di inserire le bollicine nei momenti di relax pomeridiano.

Per chi lavora con il vino e si occupa di comunicazione, questo approccio è tutt’altro che scontato. Affidare la narrazione di una denominazione a giovani consumatori stranieri, chiedendo loro di tradurla nel proprio linguaggio culturale, è un esercizio di ascolto prima ancora che di marketing. E il fatto che i risultati siano arrivati — almeno in termini di crescita delle vendite — suggerisce che la direzione abbia senso.

Per dare la misura di cosa sia oggi il Prosecco Doc: la denominazione si estende tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia e conta 12.322 viticoltori, 1.110 aziende vinificatrici e 350 case spumantistiche. Nel 2025 ha prodotto 667 milioni di bottiglie, per un valore al consumo stimato in 3,6 miliardi di euro. La Cina, con circa 1 milione di bottiglie all’anno, rappresenta lo 0,2% dell’export totale: una fetta ancora minima, ma con margini di crescita evidenti.

Il presidente del Consorzio Giancarlo Guidolin ha commentato i risultati parlando di «dialogo culturale» e di un mercato da costruire «con rispetto, curiosità e visione di lungo periodo». Parole che, al di là del tono istituzionale, descrivono un approccio che vale la pena seguire: non la solita campagna di promozione calata dall’alto, ma un tentativo di capire come un vino italiano possa trovare un posto autentico in una cultura molto diversa dalla nostra.

Fonte: WineCouture

Foto: User:Oursana — Wikimedia Commons, Public domain