Verduno Pelaverga: la piccola Doc che cresce controcorrente

Con la vendemmia 2025 la Doc Verduno tocca i 38 ettari e 274.345 bottiglie potenziali. Nel primo semestre 2026 l'imbottigliato segna +18%, mentre i consumi globali calano.

Mentre i consumi mondiali di vino nel 2025 sono scesi del 2,7% — a 208 milioni di ettolitri, il 14% in meno rispetto al 2018 secondo i dati OIV — una denominazione piemontese di dimensioni minuscole va nella direzione opposta. Il Verduno Doc, la Doc del Pelaverga piccolo nei comuni di Verduno, Roddi e La Morra in provincia di Cuneo, chiude la vendemmia 2025 con 38 ettari rivendicati e 274.345 bottiglie potenziali: i valori più alti da quando il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani raccoglie questi dati. E nei primi sei mesi del 2026 l’imbottigliato cresce del 18% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 154.951 a 183.399 bottiglie. I numeri vengono dal report sull’annata 2025 elaborato dall’Associazione Verduno è Uno.

Per capire quanto sia significativo quel +18%, basta il confronto con le denominazioni vicine. Secondo i dati Valoritalia pubblicati da ItaliaOggi a fine settembre, nelle sei grandi denominazioni albesi la crescita media dell’imbottigliato nei primi otto mesi del 2026 è stata del 3,3%, con il Barolo a +5,7% e la Langhe Doc a +8%. I periodi di riferimento non coincidono esattamente, ma la distanza resta evidente.

C’è un altro dato che racconta la velocità con cui il mercato assorbe questo vino: al 1° luglio 2026, a meno di un anno dalla vendemmia 2025, le giacenze si erano ridotte a circa 100.000 bottiglie, il 37% della produzione. Una rotazione rapida, coerente con un vino pensato per essere bevuto giovane. Sul fronte del valore, il prezzo medio è salito dai 6,05 euro del 1995 ai 16,50 euro del 2025.

Chi sceglie e serve il vino sa che i rossi leggeri, freschi, a gradazione contenuta, stanno attraversando un momento di attenzione crescente. Il Pelaverga piccolo — vitigno autoctono, unico, coltivato in un territorio ristretto — risponde a questo profilo senza doversi reinventare. Non è una strategia di marketing, è semplicemente quello che è. E il fatto che la crescita dei volumi non sia passata da una forzatura delle rese (la resa media 2025 è stata di circa 54 ettolitri per ettaro, sotto i 63 ammessi dal disciplinare) dice qualcosa sulla qualità dell’approccio produttivo.

Sull’annata 2025 in sé: germogliamento e fioritura sono arrivati con circa due settimane di anticipo sulla media, le uve sono entrate in cantina sane e con maturazione piena. La Regione Piemonte ha assegnato al Pelaverga 8,5 stelle su 10. Il rapporto segnala che la speziatura — tratto caratteristico della denominazione, legata alla presenza del rotundone — andrà valutata vino per vino, perché il giugno caldo ha lavorato contro quella componente aromatica, mentre le riserve idriche di aprile e le notti fresche di settembre hanno compensato in parte.

La denominazione conta 25 aziende tra produttori e imbottigliatori, 18 delle quali aderiscono all’Associazione Verduno è Uno. Era 7 ettari nel 1995, anno del riconoscimento della Doc; 20 nel 2015; 38 oggi. Una crescita lenta, costruita su un territorio che non si può allargare a piacimento. Forse è proprio questo il punto: quando la scarsità è reale, il mercato se ne accorge prima o poi.

Fonte: VinoNews24

Foto: Phalaenopsis Aphrodite from Italy — Wikimedia Commons, CC BY 2.0